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Verso la Professione di Fede

Un cammino per incontrare il Signore Gesù e maturare nella fede


1. Le origini

A partire dalla Lettera finale del Sinodo dei Giovani e dall’intero processo sinodale vissuto tra il 2016 e il 2018 nella nostra Diocesi  abbiamo coltivato un sogno e un desiderio forte: provare a dare concretezza agli appelli, alle domande, alle richieste dei giovani presenti nel documento finale, la Lettera dei giovani alla Chiesa di Padova (link). Uno di questi gridi silenziosi lo vorremmo riprendere così: “Aiutami a credere, dammi un motivo per continuare a credere, a starci… Aiutatemi a scoprire quel regalo di cui la Chiesa continuamente parla, la Buona Notizia del Vangelo, ma che risuona poco nella mia vita. Aiutatemi ad accendere la fiamma che posso sprigionare come giovane, anche col rischio di bruciare qualcosa, perché una vita tiepida alla fine è una vita spenta.” 
Crediamo sia l’appello di più di qualche giovane. Questa è stata la nostra bussola in questi ultimi anni.  Abbiamo lavorato cercando un modo di rispondere a questa provocazione, a questa domanda: Come può un giovane alzarsi, mettersi in viaggio e arrivare a un punto, ad un momento in cui può dire “Sì, l’ho sperimentato e l’ho capito: la vita con il Signore è tutta un’altra cosa”, “Sì, io credo” e lo dico con gioia, con entusiasmo, con convinzione, con l’energia dei vent’anni (poco più o poco meno).  
Abbiamo ideato una proposta ricca e articolata per accompagnare i giovani alla maturità della fede: il Progetto Simbolo. Lo abbiamo sperimentato in alcune comunità disponibili (S. Agostino di Albignasego, Montegrotto,…) e abbiamo avviato le riflessioni in diverse altre realtà. Molti frutti sono nati da questi cammini: percorsi personali, scoperte interiori, scelte vocazionali coraggiose, relazioni rigenerate e occasioni di ripensamento e stimolo per l’azione pastorale nei confronti dei giovani nelle parrocchie.


2. L’intuizione di fondo

Alla base c’è una convinzione semplice:
La fede cresce quando una persona incontra Gesù e riconosce che quell’incontro cambia la vita. Il tesoro più grande che possiamo offrire ad un giovane è fare esperienza che il Signore Gesù è vivo, è con lui e ha dato la vita per lui, e aiutarlo a costruire la propria esistenza a partire da questa Buona Notizia.

Tutto — gruppi, percorsi, incontri, attività — ha senso se facilita questo incontro.
Per questo proponiamo una meta e alcuni strumenti che aiutano un giovane a:

  • Prendere sul serio la propria ricerca: le domande, le crisi, le intuizioni.
  • Rinnovare l’incontro con il Signore Gesù come relazione viva.
  • Crescere in una vita secondo il Vangelo, con piccoli passi concreti.
  • Sentirsi parte della Chiesa, non come spettatore, ma come figlio e fratello tra fratelli.
  • Giungere a formulare e proclamare una sua Professione di fede, frutto di ciò che ha riconosciuto e scelto.

3. Non un percorso prestabilito, ma tante strade possibili

In questi anni di lavoro e accompagnamento abbiamo riconosciuto la fatica organizzativa che il Progetto Simbolo rischiava di portare con sé: una formulazione alta ed esigente di un percorso che dipendeva dal grande impegno di varie figure (parroci, équipe di adulti, “testimoni”).

Negli ultimi tre anni abbiamo proposto anche un’impostazione più snella, in cui la meta (Professione di Fede) è l’elemento di sintesi che apre la strada a qualunque forma di realizzazione purché un giovane arrivi a dire il suo “Credo”, una Professione di fede viva e personale, maturata nel tempo, fondata sull’esperienza e non solo su una formula.

Chiamiamo Progetto Simbolo l’impostazione strutturata che puoi trovare descritta qui.
Chiamiamo Professione di fede la meta a cui tendere.

Ciascun giovane è diverso. La grazia di Dio non si lascia ingabbiare in un metodo unico. Per questo diciamo:

  • non esiste un unico cammino;
  • non esiste una durata precisa;
  • non esiste un’unica forma di accompagnamento;

Ciò che conta è che il giovane, a un certo punto, possa arrivare a dire:

“Il Signore si è fatto vicino, ho visto la sua bellezza, il Vangelo ha messo radici, desidero seguirLo secondo la vocazione che mi dona e posso dirlo ad alta voce alla mia comunità.”


4. Gli ingredienti fondamentali

4.1. Una crescita personale

Qualunque sia l’itinerario, la fede matura non nasce da un gesto isolato, ma da una progressione, un cammino a piccoli passi.
Il giovane è il principale protagonista: ascolta la Parola, prega, verifica la sua vita, si mette in gioco. Non un fruitore passivo ma camminatore attivo.

Alcuni ambiti cruciali di fronte ai quali il giovane è chiamato a verificarsi (e crescere):

  • Preghiera
  • Parola di Dio
  • Sacramenti
  • Carità e servizio
  • Ragioni del credere
  • Discernimento

La progressione è graduale. Non si lavora su tutto insieme, si parte da dove il giovane è, un passo alla volta.


4.2. Un accompagnamento leggero ma reale

“Chi ha a cuore i giovani nella nostra comunità?” è la domanda sullo sfondo nella proposta della Professione di Fede. Perché un giovane cresce quando incontra una comunità che lo nutre, uno o più adulti che lo sostengono e lo provocano a fare passi avanti, mentre riscopre l’autonomia e il protagonismo.

Qualunque sia il mix, l’accompagnamento si realizzerà nelle tre forme fondamentali:

  • accompagnamento uno a uno
  • esperienze con coetanei
  • occasioni di pratica di fede in comunità.

4.3. Una comunità che accompagna e accoglie

La comunità non deve “organizzare tutto”, gli itinerari personali possono nutrirsi di tanti apporti anche extra. 
Una comunità che ha a cuore i giovani può:

  • pregare per loro;
  • offrire spazi e occasioni di incontro e di pratica della fede (anche tra generazioni);
  • custodire occasioni di celebrazioni curate;
  • mettere a disposizione alcuni adulti capaci di affiancarsi, promuovere e sostenere;
  • celebrare con gioia la Professione di fede quando arriva il momento.

Anche una parrocchia piccola può farlo.


5. La dinamica del cammino: dalla traditio alla redditio

Ci sono tre fasi “esistenziali”:

  • traditio: si riceve il dono della fede (da adulti credenti, dalla Parola, dalla comunità);
  • receptio: si cerca di interiorizzare, comprendere, pregare, verificare nella vita;
  • redditio: viene restituito ciò che è stato ricevuto, con una Professione di fede personale.

Non sono fasi a camera stagna, la dinamica del cammino di fede non è lineare.
In questa logica la Professione di fede non è un esame: è il racconto grato di come il Signore si è fatto vivo nell’esistenza concreta.


6. Il cuore del cammino: l’incontro con Gesù

Tutto ha senso se conduce qui:

l’esperienza personale dell’amore del Padre,
l’amicizia con Gesù vivente,
l’azione dello Spirito che guida e illumina,
la scoperta della Chiesa come casa, porto e famiglia.

La Professione di fede è un invito a uscire dalla dinamica dello strumentalismo: “Esisti finché fai”.
La Chiesa, madre che genera, non chiede ai giovani di “fare di più”, ma di riconoscere ciò che Dio sta già operando nella loro vita.


7. Dopo la Professione di fede: una regola di vita

Come frutto del cammino, il giovane formula una piccola regola di vita, concreta e realistica per custodire la grazia ricevuta:

  • una forma di preghiera,
  • una relazione con la Parola,
  • uno stile sacramentale,
  • un impegno caritativo,
  • un modo di verificare le scelte.

8. Una comunità che rinasce

Porre come meta la Professione di Fede diventa un dono per tutta la comunità:

  • gli adulti riscoprono il gusto di testimoniare;
  • cresce il dialogo intergenerazionale;
  • si sposta il baricentro dalla “gestione delle attività” al Vangelo condiviso;
  • la fede si trasmette per contagio, non contano i numeri ma la qualità della fede che circola.

9. Quindi in concreto?

La domanda è necessaria, ma la risposta varia molto a secondo di chi se la pone: parroco, educatore, giovane,…
Ad esempio se sei un parroco o viceparroco un buon passo potrebbe essere quello di scriverci (info@giovanipadova.it) per ricevere un po’ di materiale ulteriore sulla Professione di Fede, confrontarti con noi dell’Ufficio sullo stato della pastorale giovanile nelle tue zone per ragionare su come far sì che questa proposta possa essere stimolo, non freno.

Se sei un educatore o responsabile di qualche proposta per giovani (gruppo,…) potresti scriverci (info@giovanipadova.it) per fissare due chiacchiere di confronto con un buon caffé, una birra o una tisana (de gustibus…). Potremmo confrontarci sulla proposta che stai accompagnando, sui limiti e le potenzialità che cogli, su strumenti e occasioni per un “boost” da offrire ai tuoi ragazzi.

Se sei un giovane potresti mandarci un messaggio (329 40 40 706) per dirci cosa “smuove in te” questa possibilità, potremmo vederci per una chiacchierata o suggerirti qualche passo per aiutarti a soffiare sulla scintilla che stai custodendo anche con l’aiuto della tua comunità.

In sintesi: siamo a disposizione perché questa meta possa fare da calamita, perché lo spunto della professione di fede possa promuovere creatività e coraggio pastorale a favore dei giovani che il Signore ci fa incontrare.

info@giovanipadova.it – 329 4040 706