LINEE PROGETTUALI DI PASTORALE GIOVANILE

 SIMBOLO

Mi vorrei rivolgere proprio a te: Perché non apri le braccia e accogli Gesù? Perché non lo prendi sulle tue braccia, vicino al tuo cuore? C’è un percorso che in tanti modi sto cercando di presentare, che potrebbe essere segno di questa braccia aperte capaci di accogliere il bambino Gesù. È la proposta di saper pronunciare la propria fede di fronte all’assemblea, un’assemblea pubblica, di saper dire: “Signore Gesù, io ti prendo nelle mie braccia. Io credo in te”.
Io sono convinto che ce la facciamo, sono convinto che abbiamo questa forza, queste risorse, che lo Spirito del Signore ci dia questa capacità di aprire le nostre braccia anche quando gli altri ci vedono. Allora, sosteniamoci reciprocamente.

Vescovo Claudio, Veglia dei Giovani, 10 dicembre 2020

Risuona la proposta di Gesù: “Seguimi”. A me e a voi allora pongo una domanda: È possibile fare l’animatore, svolgere un servizio, fare il prete, il consacrato, sposarsi, fuori da questa relazione con Gesù? Beh, in un certo senso direi di sì, perché, quando Gesù ci chiama, a poco a poco ci forma e a volta ci affida dei servizi per tenerci presso di sé. Ma noi dobbiamo puntare a dire: “Ci sono, vengo, sì”. È possibile parlare di vocazione a seguire Gesù senza avere fede in lui? Ecco, non penso che sia possibile parlare di vocazione a nessun ministero nella Chiesa, a nessun ministero o mandato o missione a nome della Chiesa nel mondo senza questa relazione profonda, maturata nel tempo, che attraversa successi e insuccessi, come Pietro ci dimostra. Ecco perché sono grato a tutti i giovani che hanno contribuito al risultato del nostro Sinodo dei Giovani, per il percorso che si sta determinando di accompagnare ciascuno, ogni giovane, a sapersi dichiarare per Gesù, pubblicamente. A dire alla propria comunità: “Io credo in Gesù”. Con le nostre debolezze, con le proprie sofferenze. E proporci come comunità di adulti, credibili, per accompagnare un giovane a dire: “Io voglio bene a Gesù, io credo in Gesù”. Penso che sia un grande percorso che può permetterci di scoprire anche cosa il Signore ci chiede, la nostra vocazione personale. Questo è un impegno che ci dobbiamo assumere come comunità. Un giorno spero che si possa vivere insieme questo momento fondamentale, quello in cui da grandi – non simulando responsabilità e libertà che a quindici anni non si hanno –, che a venti, venticinque, trent’anni, si possa dire: “Io credo, io accetto l’invito del Signore che mi dice: Seguimi”. Questo è il passo da compiere e che mi piacerebbe che lo prendessimo come proposito in questa occasione: arrivare tutti quanti a dichiararci personalmente ufficialmente davanti alle nostre comunità cristiane, a dichiararci per Gesù, iniziando un legame profondo con lui, dentro il quale lui ci dirà: “Seguimi”.

Vescovo Claudio, Veglia Vocazionale Diocesana, 3 maggio 2021

Ci sono tante esperienze e realtà (parrocchie, associazioni, movimenti) che offrono preziosi occasioni o cammini di crescita nella fede per i giovani sopra i 18 anni.

D’altra parte, dai confronti raccolti nella visita pastorale e alla luce degli stimoli del Sinodo dei Giovani diocesano e del Sinodo dei Vescovi… sentiamo urgente rilanciare un’attenzione particolare alle modalità con cui, come Chiesa locale, stiamo accanto ai giovani in questa fase cruciale della loro vita. Siamo convinti che in loro, nel campo che è la loro vita, ci sia già il tesoro e la perla preziosa (Mt 13, 44-46). Notiamo che c’è una forte domanda di spiritualità e di ricerca di senso, anche se spesso confusa e intermittente. Siamo altrettanto certi che l’incontro con Gesù possa sprigionare le migliori energie e accendere o riaccendere la speranza nel futuro.

Proprio per questo sentiamo fondamentale promuovere un percorso nella luce del Vangelo che permetta a un giovane di progredire nella propria ricerca esistenziale e spirituale, per comprendere la propria chiamata ad una vita piena, per compiere scelte responsabili negli ambiti fondamentali della vita che riguardano gli affetti, le amicizie, lo studio, il lavoro, la fragilità e la cittadinanza.

Il percorso ha due obiettivi:

  • Accompagnare il giovane a riscoprire la bellezza della propria vita fondata in Cristo rinnovando la personale professione di fede, all’interno della comunità cristiana, e delineando una personale regola di vita.
  • Ringiovanire le scelte, i modi, i linguaggi, le proposte della comunità cristiana, attraverso il coinvolgimento e l’azione dei Testimoni (vedi “Destinatari e protagonisti”), del Consiglio Pastorale Parrocchiale, del parroco/responsabile.
  1. Giovani dai 18 anni in avanti, alla ricerca della propria identità e chiamata ad una vita piena, che intuiscono nell’incontro con Gesù una promessa di pienezza e di felicità.
  2. Adulti significativi (chiamati “Testimoni” nelle linee progettuali), resi credibili dalle loro scelte di vita, appassionati del Signore Gesù e del Vangelo, capaci di incontro e di relazione con i giovani, che nell’accompagnamento dei giovani nello stesso tempo arricchiscono e si arricchiscono.
  3. La comunità cristiana, che si impegna nel discernimento dei “Testimoni”, nel sostegno al loro servizio e nell’accompagnamento dei giovani lungo il percorso.
  4. Accompagnatore spirituale: figura preparata e debitamente formata (laico, religioso/a, presbitero), scelta in autonomia dal giovane dopo essere stato introdotto alla ricchezza di un rapporto di accompagnamento.

Dietro la proposta c’è la convinzione che non basta “frequentare”, magari per tanti anni, gli ambienti parrocchiali/associativi/… per poter fare un’esperienza autentica di incontro con il Signore.
Allo stesso modo non è scontato che la fede e il rapporto con il Signore crescano per far fiorire la vita del giovane, soprattutto dove mancano queste tre dimensioni:

  1. impegno personale: attraverso la necessaria autoformazione e l’assunzione diretta di responsabilità;
  2. occasioni di sostegno, verifica e rilancio con chi ha fatto qualche passo in più nella fede: nel dialogo spirituale con un accompagnatore spirituale, nel confronto con il parroco e il testimone,…
  3. l’esperienza di vita fraterna: occasioni in cui ci si ritrova come gruppo o come comunità perché l’avventura della fede non è una regata in solitaria ma l’avventura di un popolo che agisce, si riconosce, sbaglia e ricomincia insieme.

Il percorso tenta di creare perciò le condizioni affinché queste tre dimensioni trovino un’applicazione concreta e contemporanea nella realtà; è una proposta sufficientemente flessibile da permettere di essere adattata alla enorme varietà dei contesti e delle specifiche situazioni, da quelle più ricche a quelle più affaticate. Nello specifico il percorso non si sostituisce anzi integra e valorizza:

  • il cammino del gruppo/realtà di appartenenza del giovane, laddove presente (AC, Scout, Movimento…).
  • le proposte di formazione già presenti nei territori, in contesto diocesano o altro (Villa Immacolata, Seminario,…)

Perché questa integrazione sia fruttuosa il percorso va adattato con sapiente gradualità al singolo giovane (alla sua situazione di vita e di fede) e alla parrocchia, movimento, associazione, realtà in cui si innesta. L’Ufficio di PG ha elaborato adeguate piste perché ciò avvenga nel rispetto del possibile e del conveniente.

La molteplicità dei cammini, orientati da una finalità comune, permette a tanti giovani di convergere a prescindere dal personale percorso e dalle specifiche appartenenze, per ritrovarsi sotto lo stesso comun denominatore di “giovani in cammino verso la professione di fede”.

Al termine del percorso il giovane chiede di poter esprimere con più evidenza e gioia la propria professione di fede. Tale gesto semplice ed umile viene vissuto con la propria comunità cristiana durante l’Eucaristia domenicale e in futuro anche in un momento diocesano. È un momento di forte testimonianza dove il giovane, pronunciando la propria professione di fede, racconta quello che ha (ri)scoperto della sua fede, l’amore di Dio Padre, l’incontro con il Signore Gesù Risorto, il dono dello Spirito che lo accompagna nella vita e la sua appartenenza alla Chiesa (cf. la scansione del Credo).

Questo gesto vuole essere la punta di un diamante scoperto, sgrezzato, rifinito durante il percorso.
Un rito di passaggio (seppur semplice) che esprima l’autenticità del cambiamento avvenuto.

Negli anni pastorali 2019-2020 e 2020-2021 è stata avviata una sperimentazione di queste linee progettuali in una decina di parrocchie della nostra Diocesi. Purtroppo l’evoluzione della pandemia ha rallentato alcuni passaggi. Tuttavia, alcune comunità si stanno già muovendo per partire ufficialmente nell’anno 2021-2022.

Se sei interessato a saperne di più perché questa presentazione ti ha incuriosito ma vorresti approfondire qualche elemento o se hai già il desiderio di avviarlo nella tua realtà ti invitiamo a contattarci al 329 4040 706 oppure via mail info@giovanipadova.it

Indicativamente, questi sono i passi preliminari con cui finora abbiamo avviato il percorso:

  1. Confronto dell’equipe PG con parroco/cappellano/responsabile della realtà.
  2. Confronto dell’equipe PG con alcuni adulti di riferimento (es. presidenza CPP).
  3. Presentazione della proposta al Consiglio Pastorale Parrocchiale (facilitata dall’equipe PG) ed eventuale adesione.
  4. Discernimento per scegliere i testimoni sempre in CPP, con traccia dell’incontro già preparata dall’equipe PG.
  5. Incontro coi testimoni indicati (confronto, conoscenza, orientamento, primi passi).
  6. Innesco e proposta ai giovani.