«Lievito di Comunità» è un percorso di accompagnamento biennale che la Diocesi di Padova offre a un massimo di 10 realtà parrocchiali per supportare la crescita di una pastorale giovanile capace di generare comunità: una PG che non si esaurisca nell’organizzare iniziative, ma sappia leggere il territorio, coinvolgere i giovani come protagonisti e intessere relazioni tra pari e intergenerazionali. Le realtà selezionate entrano in gioco con una equipe di giovani e adulti (già presente o da costituire con l’avvio del percorso) a cui vengono offerti: formazione, supervisione uno a uno da parte di accompagnatori dedicati, un budget per progettare e sperimentare interventi sul campo, momenti di confronto con altre parrocchie in cammino.
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1. Perché questo percorso
La pastorale giovanile può rischiare di ridursi a un insieme di iniziative «a camera stagna»: ben riuscite nel breve periodo, ma incapaci di radicarsi, di trasformare la comunità che le ospita e di accompagnare davvero i giovani verso un’adultità nella fede.
La pastorale giovanile è cosa seria: accompagna i ragazzi e le ragazze a diventare adulti nella vita e nella fede, e lo fa attraverso la relazione, l’animazione, il servizio, l’impegno. Per questo chiede a chi la anima uno sguardo capace di leggere la complessità, di stare dentro i processi, di fare alleanze.
«Lievito di Comunità» nasce da questa convinzione: per qualificare la pastorale giovanile occorre investire su chi la custodisce — educatori, responsabili, équipe — offrendo loro strumenti, compagnia e occasioni reali di sperimentazione. Il percorso si colloca all’interno del progetto interdiocesano «Animare le comunità», promosso da BCC Veneto e Fondazioni di Comunità Vicentine, che coinvolge le diocesi di Vicenza, Padova, Verona e Chioggia.
2. A chi si rivolge
Il percorso è rivolto a parrocchie della Diocesi di Padova che:
- desiderano far crescere la propria pastorale giovanile non solo nell’offerta di proposte, ma nella capacità di generare comunità;
- possono contare su un’équipe (o sono disponibili a costituirla) che accetti di lasciarsi formare e accompagnare e voglia sperimentarsi in azioni concrete;
- sono pronte a coinvolgere i giovani come protagonisti — non solo come destinatari — dell’azione pastorale;
- vogliono investire tempo ed energie, oltre a ricevere risorse.
Un’avvertenza. Non è un percorso superficiale. Chiede di entrare in una sfida di crescita a tutto tondo: formazione, supervisione, lavoro di équipe, monitoraggio, cambiamento di sguardo. Chi si candida è bene che lo faccia sapendo che viene chiesto un investimento, sostenibile ma non banale.
3. Cosa offre il percorso
Ogni realtà selezionata riceverà, nel corso di due anni:
| Dispositivo | In cosa consiste |
| Formazione abilitante | Un percorso formativo iniziale (circa 10 ore) per leggere le traiettorie dei giovani di oggi, riflettere sulla parrocchia come organismo dentro il territorio, assumere alcuni criteri per favorire la co-progettazione. Condiviso fra tutte le realtà selezionate. |
| Supervisione continua | Un accompagnatore dedicato incontra l’équipe locale con cadenza regolare per tutta la durata del progetto. È il cuore del percorso: è qui che si impara, dal fare e dagli errori, le pratiche della pastorale generativa. |
| Micro-budget per interventi | Fino a 4.000 € complessivi (2.000 € per anno, per due anni) per realizzare micro-interventi territoriali co-progettati con i giovani: allestimenti leggeri, esperienze, facilitazione, strumenti di ascolto, piccola logistica. |
| Scambi fra realtà | Due momenti all’anno di confronto fra le équipe delle parrocchie coinvolte, per imparare le une dalle altre. Oltre a questi, due incontri annuali dedicati ai soli parroci e vicari parrocchiali. |
| Monitoraggio e restituzione | Strumenti semplici di documentazione del percorso, indicatori condivisi, momenti di restituzione locale e diocesana alla conclusione del biennio. |
4. Cosa chiede il percorso
Alla parrocchia che si candida è richiesto un investimento serio. In particolare:
- Un’équipe definita. Da 3 a 5 persone giovani o adulti (anche di età diverse), riconosciute dalla comunità e dai giovani, con un buon rapporto umano tra loro. La maggior parte con una vita di fede attiva e radicata nella comunità. L’équipe non deve solo «gestire il progetto», ma prendersi cura della pastorale giovanile — durante e possibilmente dopo il progetto. Può coincidere con realtà già esistenti (Presidenza di AC parrocchiale, Comunità Capi scout, équipe ministeriale in formazione, ecc.).
- La disponibilità esplicita dell’équipe a vivere in prima persona: formazione, supervisione, monitoraggio, adesione ai principi e alle indicazioni del progetto. Il percorso presume una frequenza non sporadica di incontro/lavoro dell’equipe stessa.
- Il coinvolgimento del parroco (e del viceparroco, se presente) come componente dell’equipe ocon la partecipazione ai due incontri annuali a loro dedicati.
- Il consenso esplicito del Consiglio Pastorale Parrocchiale (o della sua Presidenza): il percorso riguarda tutta la comunità, non solo chi lavora con i giovani.
- Un ruolo reale per i giovani. I giovani devono essere protagonisti dei micro-interventi e/o loro destinatari effettivi: co-progettano, organizzano, contribuiscono.
- Uno sguardo lungo. Entro il secondo anno, l’équipe è chiamata a immaginare come la cura della pastorale giovanile potrà continuare una volta terminato il progetto.
5. Il metodo: quattro fasi, una sola logica
Ogni micro-intervento segue quattro fasi, trasversalmente accompagnate da formazione e supervisione:
| 1. Analisi | 2. Co-progettazione | 3. Realizzazione | 4. Verifica |
| Leggere il contesto: i giovani, la parrocchia, il territorio, le alleanze possibili. | Disegnare insieme ai giovani un micro-intervento. | Mettere in campo l’intervento con ruoli chiari e responsabilità condivise. | Valutare con indicatori condivisi, documentare gli apprendimenti, restituire alla comunità. |
La logica di fondo è quella dello «sviluppo di comunità»: non portare soluzioni preconfezionate, ma attivare risorse, intessere reti, generare valore condiviso. I giovani non sono il target di un’offerta, ma interlocutori di un cammino.
6. I criteri dei micro-interventi
Ogni micro-intervento realizzato dall’équipe locale dovrà rispondere a cinque criteri:
- co-progettazione reale con i giovani (con ruolo attivo e responsabilità);
- accessibilità a «soglia bassa» (capace di intercettare anche chi frequenta poco);
- beneficio per la comunità (valore condiviso, non solo per i primi beneficiari);
- mini-piano di verifica con indicatori e restituzione pubblica;
- radicamento: orizzonte esplicito di continuità oltre il termine del progetto.
7. Tempi del percorso
| Periodo | Che cosa succede |
| Aprile – giugno 2026 | Apertura delle candidature, dialogo con le realtà interessate, selezione. |
| Giugno – Novembre 2026 | Formazione abilitante e avvio della prima progettazione dei micro-interventi. |
| Ottobre 2026 – luglio 2027 | Primo anno: realizzazione dei micro-interventi, supervisione, monitoraggio. |
| Ottobre 2027 – luglio 2028 | Secondo anno: seconda progettazione, realizzazione, supervisione. |
| Settembre 2028 | Verifica conclusiva e restituzione pubblica. |
8. Come candidarsi
Ci si può candidare fino al 15 maggio 2026. La candidatura si svolge in tre passi:
- Compilazione del modulo di candidatura disponibile qui.
- Colloquio telefonico con un referente dell’équipe diocesana, per chiarire reciprocamente aspettative e condizioni.
- Invio di materiali integrativi: lettera di motivazione del parroco qualora richiesta (e del viceparroco, se presente), indicazione della composizione dell’équipe, consenso del Consiglio Pastorale Parrocchiale o della Presidenza del CPP.
La selezione sarà compiuta dall’équipe diocesana di accompagnamento. Sono previste fino a 10 realtà partecipanti.
Per saperne di più
info@giovanipadova.it
329 4040706